Noduli alla tiroide: come diagnosticarli e verificarne la natura (maligna o benigna)

I noduli sono insidiosi perché non si avvertono con la palpazione.

In questo articolo è spiegato nei dettagli il percorso diagnostico e terapeutico di Villa Maria e quello che c'è da sapere sull'esame dell'agoaspirato. Il primo passo? Un'ecografia di controllo alla tiroide. Ne parliamo con il Dott. Carlo Di Marco.

La casistica nazionale dei tumori alla tiroide in Italia è purtroppo in crescita. Una componente di tale sviluppo è anche legata al trasferimento in Italia di molte persone provenite dall’Est Europa, in particolare Ucraina, Russia e Bielorussia, aree gravemente investite dalle radiazioni provenienti della centrale nucleare di Chernobyl che si sono propagate nel gravissimo incidente avvenuto nel 1986. Per affrontare questo argomento ci siamo rivolti al Dott. Carlo Di Marco (foto), che sulle patologie della tiroide ha maturato una specifica esperienza.

 

Dott. Di Marco, iniziamo parlando di sintomi. Ce ne sono alcuni che possono destare l'attenzione?
I noduli più piccoli sono asintomatici, quelli più grandi possono dare disfonia, difficoltà a respirare, a deglutire. Alcuni noduli possono portare a ipertiroidismo, quindi agitazione, dimagrimento, palpitazione.

 

Come si compie la diagnosi?
I noduli sono insidiosi perché non si avvertono con la palpazione. Infatti, sono diagnosticati in occasione di un’ecografia di controllo, eseguita magari per altri motivi. Solo il 5-20% dei noduli è palpabile, spesso sono benigni ma nel 5% dei casi è un carcinoma. La patologia è più frequente nelle donne in particolare quando l’età supera i cinquanta anni. A incidere c’è la mancanza o l’eccesso di iodio, in montagna nel primo caso e lungo le coste nel secondo. Altro fattore predisponente è la familiarità, alcuni noduli possono essere di tipo ereditario. L’ecografia quindi è il primo esame da fare. Se emerge la necessità di approfondire si consiglia di procedere con l’esame dell’agoaspirato.

 

In che modo?
È un esame citologico che consente di prelevare cellule del nodulo con un normale ago da siringa. È un esame mini invasivo, ben tollerato, veloce che si esegue senza anestesia. Si fa in ambulatorio, ed è eco guidato, quindi l’operazione avviene con la massima precisione fino al punto di prelevare materiale del nodulo in più punti per ottimizzare il campionamento. Sarà poi il citologo a definire la categoria del nodulo in base ad una classificazione da benigno a maligno.

 

Se emerge l'indicazione chirurgica?
Prima di tutto c’è un’approfondita valutazione pre-operatoria per decidere che cosa fare. L’intervento comporta l’asportazione totale della tiroide in anestesia generale con una piccola incisione sul collo per raggiungere la ghiandola. È un’operazione delicata e questo dipende molto dallo stadio della patologia. La tiroide si trova in una regione nobile del corpo, passano importantissimi vasi sanguigni, sono presenti le paratiroidi, il nervo vago e i nervi ricorrenti che ci permettono di parlare e respirare. È importante dire che l’atto chirurgico è curativo di per sé nei casi di diagnosi precoce, quindi di tumori confinati alla tiroide. I tempi di degenza sono di tre giorni e a livello di stile di vita e alimentazione non sono richiesti particolari accorgimenti se non nel caso di patologia maligna. È ovviamente necessario assumere per via orale ormoni tiroidei dopo l'intervento.

 

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TEMA: Chirurgia generale

Noduli alla tiroide: come diagnosticarli e verificarne la natura (maligna o benigna)

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