INTERVISTA AL PROF. DOTT. ANTONELLO BONCI
Il Prof. Dott. Antonello Bonci è neurologo e neuropsicofarmacologo ed è uno dei principali scienziati nel campo della Neuropsicofarmacologia. È stato docente all’Università della California di San Francisco (UCSF) dal 1999 al 2010 ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche.
Prof. Bonci, il sonno è studiato per tantissimi anni. Partirei da una domanda fondamentale: perché abbiamo bisogno di dormire ogni notte?
Pochissimi sanno che questa risposta è arrivata solo nel 2017 grazie agli studi di Maiken Nedergaard che lavora a Rochester, città nello stato di New York negli Stati Uniti.
Cosa ha dimostrato questo studio?
Che noi abbiamo delle fasi REM, quelle dei sogni, e delle fasi di sonno profondo abbastanza lunghe, sommate nella notte. Durante quelle fasi, e ci tengo a dire che il sonno passa sempre attraverso tre fasi (la fase di sonno leggero, profondo e REM, ndr) significa che andiamo a cicli. Magari ci svegliamo per un attimo e ricominciamo: sonno leggero, sonno profondo e REM. E così via. Maiken Nedergaard ha dimostrato che quando entriamo nel sonno profondo e nel sonno REM, il nostro cervello ha un sistema di depurazione di tutte le sostanze chimiche e molte di queste sono tossiche nel senso che producono infiammazione a livello cerebrale e noi le accumuliamo fisiologicamente durante il giorno, ogni giorno, proprio per l’attività fisiologica di veglia del nostro cervello.
Ma quello che lei ha scoperto è che questa circolazione linfatica, inverte, cioè porta via dal cervello, depura e ripulisce il cervello da queste sostanze infiammatorie, che sono “tossiche” solo durante le fasi del sonno profondo e durante le fasi del sonno REM. Quindi se non dormiamo abbastanza ore, cioè se non abbiamo almeno quell’ora e un quarto, un’oretta e mezza di sonno profondo ogni notte attraverso questi cicli e un’ora e un quarto, un’ora e mezza di sonno REM ogni notte, noi tendiamo col tempo ad accumulare sostanze infiammatorie anche nel nostro cervello, e non solo.
Perché è importante non accumulare l'infiammazione nel cervello?
Perché qualsiasi malattia infiammatoria, ma in generale l’infiammazione cerebrale è uno dei primi motori che porta verso la perdita e la morte delle cellule del cervello, quindi alti livelli infiammatori favoriscono l’invecchiamento precoce del cervello e oltre a quello favoriscono anche dei sintomi che non hanno necessariamente a che fare con l’invecchiamento precoce, ma hanno a che fare ad esempio con il nostro comportamento, l’ansia, la depressione, l’insonnia, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione, problemi di memoria. Questi sono tutti modulati da un aumento di infiammazione a livello cerebrale.
Un esempio per capire meglio?
Ci ricordiamo tutti come ci si sente quando si ha una brutta influenza, febbre alta, l’esempio più banale non è che ci si riesce a concentrare benissimo, magari siamo di cattivo umore, magari abbiamo un calo di energia, di concentrazione. Questo è dovuta all’aumento di stato infiammatorio nel cervello.
Quindi il sonno è uno dei più potenti anti-infiammatori che abbiamo.
Tantissimi studi hanno dimostrato che chi non dorme abbastanza, e adesso abbiamo dei parametri grazie a questi studi in particolare per il sonno profondo e il sonno REM, tendono col tempo ad accumulare anche problemi sul livello di memoria, livello di concentrazione, l’energia per non parlare appunto di ansia, di depressione.
Parliamo ora di terapia. Che novità sono sopraggiunte?
Tante cose sono cambiate. Per esempio pochissimi pazienti sanno che esistono nuovi farmaci. Ne è uscito uno negli Stati Uniti anni fa che funziona con un meccanismo completamente diverso rispetto ad altri, ed è basato su un ormone ipotalamico che si chiama orexina.
Una cosa molto molto importante è che chi imposta delle terapie farmacologiche per aiutare il sonno deve sapere che alcuni farmaci che si usavano un tempo sono sempre sconsigliati. Mi riferisco alle benzodiazepine.
Le benzodiazepine non si usano più per l’insonnia, non si dovrebbero più usare se non in casi di emergenza al pronto soccorso se il paziente arriva in uno stato di ansia generalizzato mentre fanno effetto gli altri farmaci, cioè i farmaci basati in genere sulla serotonina.
Per quanto tempo si dovrebbero prendere?
Dopo 10-15 giorni le benzodiazepine vanno buttate via e tolte.
Perché creano dipendenza, tolleranza, assuefazione, problemi di memoria a lungo termine, ansia e depressione di rimbalzo, ideazioni legate al suicidio.
Ho tanti pazienti che con prescrizioni di 5 gocce di benzodiazepine iniziali adesso ne prendo 50 e di questa possibilità di assuefazione non ne sapevano nulla. Con la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) per disintossicarle ci mettiamo mesi. Usiamo la TMS anche per lavorare sull’ansia, sulla dipendenza. La dipendenza da benzodiazepine è una cosa seria.
Quale messaggio vuole mandare?
Che c’è un problema ma c’è anche una soluzione. Le cause dell’insonnia possono essere tantissime, ma farsi vedere da uno specialista, per iniziare dalle analisi del sangue, esame obiettivo del paziente con la raccolta della sua storia clinica, gli esami strumentali del caso per una diagnosi chiara e l’attivazione del percorso di cura per andare verso la risoluzione del problema.
Domenico Chiericozzi © RIPRODUZIONE RISERVATA
Senza un adeguato sonno profondo anche nel cervello si tendono ad accumulare sostanze infiammatorie.
Le Benzodiazepine dovrebbero essere usate per un tempo limitato. Esiste una nuova frontiera farmacologica e la stimolazione magnetica transcranica (TMS).
Nei problemi di insonnia, il Medico Specialista a cui rivolgersi è il Neurologo.
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